Fuori dall' Unione Europea di Angela Merkel !

Better to die standing , than to live on your knees . Ernesto Guevara

Mese: febbraio, 2014

I liberatori se le prendono dai liberati

I liberatori se le prendono dai liberati

© Flickr.com/P Donovan/сс-by-nc

È poco probabile che nel XXI secolo si verifichi una terza guerra mondiale, ma la guerra ai monumenti ai soldati sovietici nell’Europa orientale è stata annunciata con precisione. Ora a Praga un artista locale organizza una “performance”, e ridipinge di rosa un carro armato T-34, installato in memoria della liberazione della città nel maggio del 1945.

Ora il capo dell’amministrazione locale di Brno toglie la falce e il martello dal monumento ai soldati sovietici caduti. Ora al monumento “Aleša” nella bulgara Plovdiv viene appuntato un mantello rosso e una maschera nera sul volto, in modo che il soldato sovietico da lontano sembri Zorro. E quanti attacchi ha subito il complesso alla memoria dei liberatori sovietici sulla collina di Gellért-hegy a Budapest, non si può dimenticarlo. Una lunga storia ha anche la “guerra ” con i vandali del monumento dell’esercito sovietico nel centro di Sofia. Nel 2011, dei soldati non identificati hanno ridipinto le figure a bassorilievo, trasformandole in eroi dei fumetti americani: Superman, Joker, Babbo Natale, e il pagliaccio Ronald McDonald.

In questi giorni, sul monumento dell’esercito sovietico liberatore di Sofia, hanno deciso di rifarsi su… l’Ucraina. Se non approvate gli eventi ucraini, eccovi la figura del monumento con i colori della bandiera ucraina. Il canale televisivo “Euronews” ha pubblicato sulla sua pagina ufficiale di Facebook le foto di una ragazza che tiene in mano la figura colorata di un soldato. Non si tratta più di raffinatezze di artisti-avanguardisti, ma di un passo abbastanza consapevole verso la vendetta politica. Solo contro chi? Contro chi ha dato la vita per gli altri? Il Ministero degli Esteri ha chiesto alle autorità bulgare di trovare i colpevoli, e ha espresso la sua indignazione al canale televisivo europeo.

Un senso di disagio verso i propri concittadini lo sta vivendo oggi una residente di Sofia, l’amministratore delegato della società di consulenza «Advising couching and consulting», Tsvetelina Taseva.

Quello che sta accadendo con il monumento dell’esercito sovietico a Sofia è reale vandalismo. I giovani, quelli che si occupano di arte, a quanto pare non sono nemmeno a conoscenza in onore di quali eventi questo sia stato posto. Leggono in internet della Russia, e cercano un modo per sfogare la loro insoddisfazione, e cominciano a verniciare il monumento simbolo della vittoria russa sui nazisti. Le autorità si comportano come se non lo notassero nemmeno. La domanda è: chi dovrebbe preservare la memoria dei soldati che hanno combattuto per la liberazione dell’Europa? Perché non si ha fretta di lavare via anche i segni fascisti, quando appaiono sul monumento? Capisco che tutto questo sia doloroso per i russi, e, come residente di Sofia, voglio scusarmi con loro per questi vandali a me sconosciuti.

La guerra contro i monumenti è un segno di immaturità sociale. La storia bisogna conoscerla, e non sfogare sui suoi simboli la rabbia del giorno. Secondo Tsvetelina Taseva, nelle scuole bulgare quasi in maniera offensiva si dedica poco tempo allo studio della seconda guerra mondiale. La gioventù quindi cresce, avendo una vaga idea per quanto riguarda la partecipazione della Bulgaria, e la liberazione del paese da parte delle truppe del Terzo Fronte Ucraino dell’esercito sovietico. Ecco allora che alzano la mano proprio i discendenti di coloro che hanno liberato il paese dai nazisti, sui monumenti in onore dei liberatori russi della “peste nera”.

23 febbraio 2014  Stampa articolo Stampa articolo
FEBBRAIO 22, 2014
 

“Sapremo che il nostro programma di disinformazione è riuscito quando tutto il pubblico americano crederà sia falso”. William Casey, direttore della CIA (prima riunione del personale, 1981)

E’ stata una giornata intensa spulciando tra le notizie e il flusso costante dalle fonti sui gruppi filo- occidentali che hanno ripreso le proteste degenerandole in violenze. Questo ha dato all’UE ciò di cui aveva bisogno per innescare, in sicurezza, le prime sanzioni a certi membri del governo. Ma perché? Fonti indipendenti confermano che, quando sembrava che la tregua si preparasse e la  protesta s’indebolisse, i rivoltosi estremisti e i loro mandanti decisero di provocare la ripresa degli scontri, per ritornare sui titoli dei giornali. Anche l’AP ha parzialmente ragione. “Temendo che l’invito alla tregua fosse uno stratagemma, i manifestanti hanno lanciato bombe incendiarie avanzando verso la polizia, nella capitale occupata dell’Ucraina.” Solo in fondo, alla fine dell’articolo accenna alla situazione di stallo tra governo e opposizione, che ha permesso ai rivoltosi estremisti di controllare la piazza. Ma, “Sì, questo è il problema”, come dice l’Amleto di Shakespeare. Chi sono davvero i rivoltosi estremisti e chi li manovra? I media occidentali propagandano un quadro interno del conflitto civile… Ucraina occidentale contro Ucraina orientale. Ma ciò mostra solo chi partecipa all’aggressione. L’occidente, la NATO e in particolare gli Stati Uniti, hanno costruito le forze di destabilizzazione in Ucraina da tempo.

 
 
Certamente tutti quei giornalisti occidentali ben pagati non l’avrebbero ignorato. Non manca Gladio, la forza di resistenza e sabotaggio nelle retrovie addestrata durante la guerra fredda e creata nel caso in cui l’Unione Sovietica prendesse tutta l’Europa. Erano troppo spaventati per riferirlo. I mandanti di Gladio sono inaciditi, quando dopo anni di inattività qualcuno ha ritenuto che fossero sprecati. In Italia furono più spietati perché c’era una forte presenza comunista che avrebbe potuto controllare grandi città. Quando sembrava che fossero quasi pronti a vincere di nuovo, Gladio venne dispiegata per condurre attentati terroristici “casuali” contro persone nei supermercati o sparando su gruppi di civili. Le bande terroristiche di sinistra furono formate per tali attentati, naturalmente, il pubblico rispose di conseguenza e il partito comunista perse le elezioni. Alcuni procuratori italiani molto coraggiosi studiarono per anni per condannare i responsabili, ma furono bloccati non solo dalla  struttura d’intelligence italiana ma anche della NATO e degli Stati Uniti. Perché?… Perché così si dimostrava che compiendo attentati attribuendoli all’opposizione, si colpiva in modo subdolo la loro immagine pubblica… bene… tale tipo di colpi è uno strumento popolare. Lo vediamo all’opera in questa Neo-Guerra Fredda dell’occidente. Si rispolverano le vecchie Psyops di destabilizzazione dell’intelligence della prima guerra fredda, mettendogli un po’ di nuovo rossetto e mandandole in passerella a sgambettare. Ma naturalmente hanno l’immunità diplomatica negli omicidi e nel caos, qualcosa che subiremo un giorno, se non se la prendono con noi prima.

 

Il nocciolo duro dell’attuale opposizione ucraina sono i resti del primo tentativo occidentale d’installare governi fantoccio nella repubblica ex-sovietica. Ma c’è sempre bisogno di giovani teppisti per i disordini, e anche di pagarli. Così abbiamo lavorato sulle nostre fonti per sapere qual è… il rossetto. Naturalmente sullo sfondo ci sono i vostri soliti sospetti teppisti della Fondazione per la Difesa delle Democrazie, considerato un brutto scherzo nella comunità d’intelligence, esistendo soprattutto per rovesciare Paesi e installarvi corrotti governi filo-statunitensi. Hanno fatto cose che meriterebbero il processo di Norimberga… e l’appuntamento con un boia.E allora c’è un guazzabuglio di gruppi, bande di George Soros, le infinite ONG quasi sempre facciate dell’intelligence, e alla fine ufficialmente i paramilitari addestrati dalla NATO e dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, da cui proviene gran parte dei finanziamenti, per non sporcare le mani di Pentagono e CIA. Le nostre fonti ci dicono dell’invio via Lufthansa di merci pesantemente sorvegliate dal personale di sicurezza assai ben armato dell’ambasciata degli Stati Uniti, tipi che sembravano SEALS, ma probabilmente della sicurezza del dipartimento di Stato, un piccolo esercito di cui non si parla molto. Il profilo della sicurezza era simile a ciò che si vede quando tanto denaro viene spostato, come i pallet di banconote da 100 dollari che volavano in Iraq. Victoria Nuland del dipartimento di Stato si vantava dicendoci che i contribuenti statunitensi hanno gettato 5 miliardi di dollari di cui c’è disperatamente bisogno qui, per rovesciare il governo ucraino. Quanto costa la democrazia? Una fraccata di denaro presa dai diversi bilanci pubblici e una fraccata riciclata con le ONG. Non so perché certuni li lascino nel loro Paese, in maggioranza sono cavalli di Troia. Com’è successo in Siria, nei tuguri del Nord Africa furono reclutati miserabili criminali ed adolescenti annoiati, sfaccendati e senza prospettiva di un matrimonio. Gli assalti contro prigioni selezionate fornirono l’esperta leadership combattente necessaria ad inondare la Siria di squadroni di assassini e carne da cannone, gente che quando viene ammazzata, non importa a nessuno.

 

In Ucraina abbiamo visto un tocco diverso, europeo, rappattumando gruppi di nazionalisti, skinhead  e neo-nazisti, anche quelli finti… un vecchio trucco dell’intelligence. Ma abbiamo visto bandiere con la svastica slave, che possono essere vere o potrebbero anche essere oggetti di scena. Nessuno vuole perdersi il grande party delle rivolte di piazza, quindi gruppi come Narodni Otpor (CZ), e Combat-18 erano tutti presenti a Kiev. Si fanno chiamare macchina del terrore, dopo essersi addestrati nei tumulti calcistici. Ma questi sono solo carne da cannone di strada. C’erano i teppisti di Otpor di Gene Sharp, uno dei tanti gruppi di squadristi creati dalla Fondazione per la Difesa delle Democrazie, alla fine degli anni ’90, per deporre Slobodan Milosevic. 

 

 

 

Dietro i teppisti e i gangster di Otpor c’è la gente seria, i paramilitari che lavorano direttamente per le agenzie d’intelligence… la CIA ovviamente, e il BND tedesco, con entrambi i piedi nella NATO e nei vari rami militari speciali che li addestranoTutte queste persone “addestrate” sono pagate, hanno visti garantiti e vengono fatte sparire se le cose vanno male. Queste persone sono i cecchini che sparano sulla polizia ucraina al momento giusto, quando la folla avanza su di lei come è successo oggi. Loro sanno già come spingere la polizia a sparare per difendersi, così fanno in modo che una tale situazione si affermi. La storia di AP menziona cecchini della polizia, ma sarebbero usati solo contro chi spara. Ho visto un bel po’ di video stasera della polizia di Kiev sotto tiro. Un ottimo modo per spingere la polizia ad uccidere dei rivoltosi.

 

I manifestanti pagati sono rimasti per le strade, perché gli è stato detto di rovesciare il  governo e far uccidere abbastanza carne da cannone, affinché l’occidente possa imporre al governo delle sanzioni, con un passo alla volta. Anche gli ucraini occidentali vengono usati come carne da cannone, ma sono troppo stupidi per capirlo. Di solito non vogliono. E infine sono rimasto sorpreso nel vedere che nessun media ha menzionato che tale attacco occidentale in Ucraina sia la risposta a Putin per avergli impedito l’importante intervento militare in Siria. Gli insorti filo-occidentali collassano mentre scrivo, con la CIA che si agita per integrarli con una nuova carne da cannone dei campi profughi. E mentre gli Stati Uniti fingono preoccupazione per avere a che fare con gli estremisti jihadisti, alla fine non s’è vista alcuna mossa per soffocarne i rifornimenti dai Paesi del Golfo. Così, si tratta di una preoccupazione falsa quanto una banconota da tre dollari. Temo che le cose  peggioreranno prima di migliorare.Spendere 5 miliardi di dollari per dei teppisti, è una cosa che di solito non induce a voler perdere. E come abbiamo visto, uccidere la gente non è un loro problema morale. Il mondo ha bisogno di trovare un modo per difendersi da tali gangster del cambio di regime. Sono una minaccia per tutti. Le istituzioni giudiziarie hanno fallito. Verrà creato qualcosa di nuovo. Quindi cerchiamo di rimboccarci le maniche e di fare ciò che deve essere fatto. Dobbiamo  cambiare il loro regime.

 

 

24 febbraio 2014  Stampa articolo Stampa articolo

Thailandia, governo vicino al crollo

 

Thailandia, governo vicino al crollo

Febbraio 2014 

Bangkok – La crisi politica in Thailandia potrebbe essere a un punto di svolta; intanto secondo alcune fonti dell’esecutivo, la premier thai Yingluck Shinawatra, bersaglio principale delle proteste delle opposizioni che da mesi interessano Bangkok, avrebbe lasciato la capitale e si sarebbe rifugiata in una località sconosciuta distante oltre 100 km.

 

Le stesse fonti riferiscono che la Shinawatra “sta svolgendo i propri compiti” e non è dato sapere per quanti giorni resterà lontana dalla città. È trascorsa quasi una settimana dalla sua ultima apparizione in pubblico; il prossimo 27 febbraio dovrebbe comparire davanti ai magistrati per rispondere alle accuse di corruzione, ma non vi sono conferme ufficiali sulla sua presenza in aula. Ieri una granata lanciata contro la folla in una zona commerciale di Bangkok ha causato la morte di due bambini e una donna. L’ultima vittima, una bambina di due anni, e’ morta oggi in seguito alle ferite. L’attentato e’ stato subito condannato dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, mentre la premier Shinawatra lo ha definito un “atto terrorista”.

24 febbraio 2014  Stampa articolo Stampa articolo
Il CEO di Tata Motors si suicida poco prima del rilascio della sua auto ad aria

 


E’ stata rilasciata alla fine del 2013 ed è arrivata nei primi mesi del 2014. Ma non è un sogno, tanto è vero che alcuni paesi hanno già pianificato di tassare l’aria come la Gran Bretagna o l’Australia. Per maggiori informazioni, leggete di seguito, l’amministratore delegato della società è morto tre giorni prima del lancio sul mercato. Ufficialmente si è suicidato!

L’ex CEO di Tata Motors
Un’ulteriore prova – se necessaria – che le compagnie petrolifere e i governi  ci prendono per idioti riguarda l’imminente rilascio della linea di macchina della Tata Motors in India! Si tratta di un motore automobilistico azionato ad aria. Tata Motors India ha previsto che la così detta Air Car potrebbe percorrere le strade indiane già nel 2014.

L’Air Car, sviluppato dal Ingegnere Guy Negro, ex membro di un team Formula 1, ha sviluppato un motore chiamato MDI , utilizza aria compressa per spingere i pistoni del motore e spostare la macchina. L’Air Car, chiamata il “Mini CAT” potrebbe costare circa 365.757 rupie in India o 8177 $ cioè 5225 €

Il CAT Mini è un semplice veicolo urbano molto leggero con un telaio tubolare, un corpo in fibra di vetro che è incollato e non saldato, oltre ad essere alimentato ad aria compressa. Un microprocessore è utilizzato per controllare tutte le funzioni elettriche della vettura. Un piccolo trasmettitore radio invia istruzioni alle luci, agli indicatori di direzione e a tutte le altre apparecchiature elettriche sulla vettura. In realtà non molte.
 

La temperatura dell’aria pulita espulsa dal tubo di scarico è tra i 0 e i 15 gradi sotto zero e questo la rende adatta per un uso interno come sistema di raffreddamento e senza la necessità di gas (AC) o di perdere potenza durante l’utilizzo.

Non ci sono chiavi, solo una scheda di accesso che può essere letto dalla macchina dalla propria tasca. Secondo i progettisti, il consumo è inferiore alle 50 rupie (1 € = 69 rupie) per ogni 100 km, si tratta di un decimo del costo di una vettura a benzina.

Il suo chilometraggio è circa il doppio di quello della vettura elettrica più avanzata, un fattore che lo rende una scelta ideale per i conducenti urbani. La vettura ha una velocità massima di 105 km/h (perfetto dal momento che non deve superare i 90 o addirittura 70 chilometri all’ora e i 50 in città) o 60 MPH e con questa velocità di consumo hanno un’autonomia di circa 300 km o 185 miglia. Per rifornire la macchina si necessiterà di stazioni di servizio adeguate con compressori d’aria speciali. Per fare il pieno serviranno solo due o tre minuti con un costo ridicolo di 100 rupie (1 € = 69 rupie). Questa vettura può anche essere rifornita a casa propria; in quel caso il rifornimento impiegherebbe circa 3-4 ore, ma può essere tranquillamente fatto durante le ore notturne.
Il serbatoio può anche essere ricaricata tramite una presa di corrente singola in 4 ore al costo di 1,50 € e consente un’autonomia di 150 km.

Tata Motors sta attualmente lavorando su una pompa ad aria compressa speciale che permetterebbe di fare il pieno in 3 minuti con un costo di circa 2,50 Euro.

Poichè non vi è un motore a combustione, è necessario solo 1 litro di olio vegetale per ogni tranche da 50.000 km o 30 mila miglia. Grazie alla sua semplicità, c’è pochissima manutenzione da fare su questa vettura.

La vettura in oggetto sembrerebbe quasi essere troppo funzionale e con i costi troppo contenuti per essere reale. Inoltre non dobbiamo dimenticare che potremmo finalmente respirare aria urbana pulita.

Resta da chiedersi quindi, quali saranno le contromosse delle compagnie petrolifere e se gruppi di pressione e uomini di potere tenteranno di avere l’ultima parola. Resta da capire cosa useranno come giustificazione, i governi occidentali, per non registrare questo veicolo in Europa e Nord America.

 

Lo strano suicidio DG Tata Motors a Bangkok

 

 

 

Dopo la morte del costruttore capo della Tata Motors di Bangkok, che cadde dal 22 ° piano dell’hotel, la polizia ha detto Lunedi che  hanno trovato quello che sembra un biglietto d’addio nella sua stanza.

Mentre Karl Slym, 51 anni, si trovava nella capitale thailandese per partecipare ad un consiglio della Tata Motors Ltd. Thailandia, il suo corpo è stato trovato Domenica su un balcone al 4 ° piano del Shangri-La Hotel, dove si trovava. “Inizialmente, possiamo solosupporre che si sia suicidato , ha detto la polizia nella persona del tenente colonnello Somyot Boonnakaew. La finestra era piccola e ha dovuto fare uno sforzo notevole perpassarci attraverso. ” La lettera di presuntto suicidio, che si trovava nella stanza, è stata inviata per analisi e soprattutto per verificare che sia la sua calligrafia.

La polizia ritiene che una donna era con il CEO nella stanza al momento della sua morte, ma ha detto di essere troppo “scioccata” per rispondere alle domande degli investigatori.

Domenica, la casa automobilistica ha annunciato che il suo CEO è stato ucciso in una caduta, mentre la stampa indiana ha dichiarato che aveva perso l’equilibrio prima di caderenel vuoto. Karl Slym era a capo della Tata Motors nel 2012 ed era il responsabile per le operazioni in India e nei mercati internazionali, fatta eccezione per Jaguar e Land Rover. Laureato all’Università di Stanford, è stato in precedenza vice presidente di una joint venture della General Motors in Cina , SGMW e presidente di General Motors in India .

È lui che ha cercato di riposizionare il Nano (l’auto da 2.300 dollari della Tata Motors) come “seconda macchina” o come un’alternativa economica al posto dello scooter.

 

 

24 febbraio 2014  Stampa articolo Stampa articolo

 

Brasile, proteste a San Paolo contro Mondiali

Scontri tra manifestanti e polizia: cinque agenti feriti, due arresti e 230 fermi
 

Brasile, proteste a San Paolo contro Mondiali

 

Violenze, saccheggi, cinque poliziotti feriti; due arresti e 230 fermi. Una giornata di guerriglia urbana sabato a San Paolo, in Brasile, nell’ennesima protesta contro i Mondialidi calcio al via a giugno nel paese sudamericano.

Circa mille persone si erano radunate in serata nel centro città, per manifestare contro le spese, giudicate troppo alte, per i lavori agli impianti sportivi e la scarsa qualità dei servizi pubblici essenziali. Gli scontri sono cominciati quando la polizia ha cercato di disperdere la folla con lacrimogeni e bombe assordanti, e sono andati avanti per tutta la sera. Risultato: vetrine infrante e cassonetti bruciati.

manifestanti accusano la polizia di essere intervenuta con durezza; la stampa brasiliana protesta perché tra i fermati ci sono diversi giornalisti, che però erano facilmente identificabili. Alla testa del corteo sono rispuntati i Black Bloc, vestiti di nero e a volto coperto.

 

Questo articolo del giugno corso trova conferma in una strana protesta. Secondo la disinformazione ufficiale i brasiliani stanno protestando perchè il governo spende troppi soldi per il calcio. Certo che come motivo potevano studiarlo meglio questi strateghi di disinformazione ed esperti di golpe.

I disordini della CIA in Brasile

 

 

 

 

 

Optimized-ChangeBrazilCelebs-620x465Arnold Schwarzenegger vuole i “disordini” della CIA in Brasile?

 

Schwarzenegger BeyonceBeyonce vuole i “disordini” della CIA in Brasile?

 

Quanti milioni potrebbe aver speso la CIA per questa propaganda, con persone dall’accento statunitense?

 

83252a921e7e5812330f6a70670097fbJoe Biden era in Brasile alla fine di maggio 2013, preparava la strada ai disordini della CIA?

 

Cina e Stati Uniti sono in concorrenza sul Brasile: “La Cina e gli Stati Uniti si muovono verso l’America Latina nella speranza di guadagnare maggiore influenza geopolitica in una regione in forte espansione...”

 

USS_Oak_Hill_(LSD_51)Militari statunitensi in Brasile

 

L’economia del Brasile è la sesta più grande del mondo grazie al governo attuale. La povertà è stata notevolmente ridotta dal governo attuale. Nell’ultima elezione presidenziale, la candidata del Partito dei Lavoratori Dilma Rousseff, sostenuta da Lula, ha sconfitto quello del Partito socialdemocratico brasiliano José Serra. José Serra è filo-USA ed è fortemente anti-Iran, anti-Venezuela ed anti-Bolivia. Serra avrebbe ridotto la spesa per i programmi di istruzione, salute e lotta alla povertà. Nel caso dei massicci giacimenti di gas e petrolio del Brasile, Serra avrebbe aumentato il ruolo delle imprese private petrolifere straniere.

 

Dilma-RousseffLa Presidentessa Dilma Rousseff, leader del Partito dei Lavoratori, o PT

 

“Il complesso sistema federale del Brasile rende difficile ai manifestanti riporre le proprie preoccupazioni sui trasporti pubblici o addirittura la brutalità della polizia, quando tali materie sono  responsabilità di Stati e Comuni. In più di un decennio di governo del PT, 40 milioni di persone sono salite alla classe medio-bassa, altri milioni studiano presso istituzioni terziarie, mentre la disoccupazione è scesa ai minimi storici. Gli ex poveri rivolgono la loro attenzione oltre la mera sopravvivenza, verso la qualità della vita.” 

 

La presidentessa del Brasile Dilma Rousseff rompe il silenzio su disordini…

 

25 febbraio 2014  Stampa articolo Stampa articolo

 

Paura e delirio in Turchia: Erdogan contro i gulenisti

febbraio 24, 2014

 

Hurriyet-fethulla-GulenA prima vista, gli scandali turchi emersi nel dicembre 2013 sembrano essere casi di corruzione ordinaria, ma sotto la superficie si svolge una lotta per il potere. A differenza delle proteste del Parco Gezi, questo confronto è tra chi detiene il potere, non solo tra governo turco e una sezione dell’opposizione. I due antagonisti sono, in un angolo i gulenisti, gli accoliti dell’influente studioso statunitense Fethullah Gulen (il predicatore d’”oltre oceano”) nel partito Giustizia e Sviluppo (AKP) e nelle istituzioni statali turche, e i seguaci del primo ministro Erdogan e ciò che può essere definita la fazione nazionalista de AKP nell’altro angolo. L’Iran sembra essere stato incastrato nel fuoco incrociato tra le due cricche turchi rivali per via del coinvolgimento della Halkbank.

 

 

Vendetta, indagine per corruzione dell’AKP o operazione di cambio di regime?
-Le tensioni tra i gulenisti ed Erdogan e i suoi alleati si accumulavano da qualche tempo, ma il divorzio si è svelato in pieno quando il governo turco ha annunciato, nel novembre 2013, che chiudeva scuole e tutorati privati turchi. Un attacco ai gulenisti per indebolirli, perché gestiscono numerose scuole private in Turchia e nel mondo per i lucrosi profitti nonché per reclutare ed indottrinare nuovi membri. Già un precedente scandalo riguardo i colloqui segreti di pace con i separatisti curdi, nel 2012, vide lo scontro tra i due campi, la chiusura delle scuole è il punto di non ritorno. La decisione di Erdogan ha trasformato la silenziosa lotta di potere interna tra le due fazioni in una guerra aperta. La frattura è apparsa con le dimissioni del deputato Idris Bal dall’AKP, il 30 novembre, in segno di protesta per la chiusura delle scuole private. Le dimissioni di Bal sono state seguite dalle dimissioni del deputato Hakan Sukur, un gulenista, il 16 dicembre. Sukur ha anche ammesso pubblicamente di aver consultato Fethullah Gulen sulla decisione. Hasan Yildirim Hami è un altro associato al movimento gulenista che avrebbe dato le dimissioni il 31 dicembre 2013. Il giorno dopo il ritiro di Sukur dall’AKP, furono avviate ufficialmente le indagini contro i membri dell’AKP e le loro famiglie, per riciclaggio di denaro, frode, corruzione e vendita illegale della cittadinanza turca. Le basi per tali indagini furono segretamente preparate nel 2012, lo stesso anno della battaglia per i colloqui di pace curdi. Tre indagini anticorruzione provocarono uno grosso scandalo per il governo turco. Gulenista o no, il procuratore capo era Zekeriya Oz, responsabile dell’inchiesta Ergenekon contro i militari turchi che avrebbero pianificato un colpo di Stato contro l’AKP. I procedimenti giudiziari in stile McCarthy di Oz furono una caccia alle streghe sostenuta inflessibilmente e lodata dal governo dell’AKP, che definì Oz un eroe nazionale.

Le foto infamanti delle scatole da scarpe piene di dollari trovate a casa del CEO di Halkbanktrapelarono sui media ad opera degli investigatori turchi. La reazione del primo ministro Erdogan fu  dura. Intervenne direttamente nelle indagini, creando tensioni con polizia e magistratura. Il governo AKP era offeso dal fatto che non fosse stato consultato prima dell’avvio delle indagini. Tutte le unità di polizia e delle forze dell’ordine ebbero l’ordine di informare d’ora in poi i loro superiori, in sostanza il governo, per l’approvazione di tutte le indagini. Centinaia di poliziotti e agenti delle forze dell’ordine, tra cui i capi della polizia di Istanbul e Turchia, furono licenziati e l’AKP presentò un piano di ristrutturazione del sistema giudiziario turco. Comunque, per ordine del governo, i giornalisti non furono più autorizzati ad entrare nei dipartimenti di polizia turchi. Infine, il governo turco eliminò cinquemila persone dai loro incarichi, anche dalla direzione delle Telecomunicazioni (TIB), e dall’agenzia di regolamento e vigilanza bancaria (BDDK). Le motivazioni erano che l’AKP ripuliva le istituzioni statali dai gulenisti che stavano creando uno Stato parallelo e collaboravano con interessi stranieri. Erdogan dimise anche Oz, rivelando quanto fosse corrotto e quante diverse vacanze lussuose in tutto il mondo facesse ogni anno. Indicando la profondità della lotta interna, i media iniziarono a ricevere le umilianti registrazioni delle telefonate private del premier Erdogan, che parlava del suo tentativo d’insabbiamento.

Le indagini mirano a colpire i rapporti turco-iraniani?
fethullah_gulen-acikladi1Ci fu uno scandalo corrispondente ma meno esplosivo in Iran, con rissa al Parlamento iraniano e molti parlamentari che denunciarono il governo. A Teheran fu arrestato il miliardario iraniano Babak Zanjani, il capo di Reza Sarraf/Zarrab in Turchia. Zanjani fu incaricato dal governo del Presidente Mahmud Ahmadinejad di eludere le sanzioni USA contro l’Iran. Lo scandalo Halkbank mise le operazioni di Zanjání sotto stretta sorveglianza delle autorità di Teheran. Dopo che lo scandalo in Turchia divenne pubblico, le autorità iraniane probabilmente si resero conto che Zanjani e i suoi soci intascavano molto più denaro del dovuto nel commercio segreto che dovevano favorire per conto di Teheran. Zanjani fu quindi accusato dalla polizia iraniana di essersi appropriato di circa due miliardi di dollari di fondi governativi. I media iraniani non unirono i puntini o discussero seriamente dei collegamenti tra Zanjani e Halkbank. Comprensibilmente, il governo e i suoi partner non volevano andare troppo in profondità sul modo con cui usarono Turchia e altri Paesi, tra cui la Cina, per aggirare il regime delle sanzioni USA. Il ministro dell’Intelligence iraniano Mahmud Alavi chiese persino, parlando all’agenzia Mehr, che i media iraniani non seguissero la faccenda della corruzione di Zanjani, per via degli effetti che potrebbe avere sugli investimenti nell’economia iraniana.
È importante essere consapevoli che lo scandalo in Turchia scoppiò quando il governo turco cercava di distanziarsi silenziosamente dalla politica neo-ottomana adottata all’esplodere della primavera araba del 2011. Mentre i legami politici di Ankara con Teheran e Mosca sono costantemente degenerati per via dell’abortito piano neo-ottomano del governo dell’AKP di ritagliarsi una sfera d’influenza nel mondo arabo, i funzionari turchi sempre più dolorosamente furono consapevoli che i legami turchi con Iran e Russia sono indispensabili. Ankara aveva ottimisticamente previsto che il governo siriano sarebbe crollato e che avrebbe poi riassunto i suoi legami con l’Iran e la Russia, ma lentamente comprese che l’ordine regionale neo-ottomano, originariamente previsto, è irrealizzabile. Perciò, negli ultimi mesi del 2013, il governo turco sembrò ammorbidire la posizione su Damasco, almeno pubblicamente, cominciando ad intraprendere un percorso per ricostruire i legami con l’Iran e la Russia. Vi furono anche numerosi rapporti che suggerivano che Ankara abbia chiesto a Teheran trattative a porte chiuse per riallacciare i rapporti con il governo siriano. Nel contesto dell’avvicinamento verso l’Iran e la Russia, il primo ministro Erdogan chiese al Presidente Vladimir Putin e ai funzionari russi, nel corso della conferenza stampa tenutasi a San Pietroburgo nel novembre 2013, di far entrare la Turchia nella Shanghai Cooperation Organization come membro a pieno titolo, promettendo che la Turchia avrebbe dimenticato ogni idea di adesione all’UE se entrava nella SCO. Non era la prima volta che Erdogan parlava dell’adesione della Turchia alla SCO, l’ultima volta fu durante un’intervista a Kanal 24 nel gennaio 2013. Questa volta, però, chiese anche che la Turchia aderisse all’Unione Eurasiatica che la Russia e le repubbliche alleate Kazakhstan e Bielorussia formano. Circa due mesi dopo la conferenza stampa di San Pietroburgo con Putin, Erdogan giunse a denunciare ed abbandonare la politica neo-ottomana dell’AKP, mentre  visitava il Giappone nel gennaio 2014. Dichiarò, in presenza dei suoi ospiti giapponesi, che Ankara aveva l’ambizione che la Turchia diventasse una potenza regionale e globale. Una posizione piuttosto diversa da quella che il ministro degli Esteri Davutoglu e Erdogan avevano sposato nel 2011. I turchi inoltre chiesero agli iraniani di partecipare alla seconda conferenza internazionale per la pace in Siria, in Svizzera, e che l’Iran fosse ospitato nella conferenza del 17 gennaio a Sanliurfa, dei Paesi confinanti con la Siria. Ankara iniziò ad allinearsi alle posizioni iraniane e russe sulla Siria coordinandosi su alcune questioni prima di Ginevra II a Montreux. Inoltre, il primo ministro Erdogan visitò Teheran alla fine di gennaio, nonostante l’avvertimento di Washington, forgiando un terreno comune sulla Siria.

L’ingerenza di Stati Uniti e Israele in Turchia?
turkey-israelIl governo turco accusa Stati Uniti e Israele dello scontro con i gulenisti, ripetendo le accuse del governo dell’AKP sulla mano straniera responsabile delle proteste del Parco Gezi. Tali affermazioni possono essere liquidate come tattiche diversive, ma hanno un certo peso. Sfruttando l’azione dell’Iran tramite la Turchia per aggirare le sanzioni, il governo degli Stati Uniti ha vietato le esportazioni di oro in Iran nel luglio 2013, forse nello stesso momento in cui gli investigatori turchi scoprirono che il CEO di Halkbank riceveva soldi da Sarraf/Zarrab, il che significa la possibilità che fossero stati informati dai canali statunitensi o viceversa, informando il governo USA attraverso il movimento gulenista o altri canali. Stati Uniti e Israele erano anche sconvolti dal fatto cheHalkbank fosse utilizzata dall’India per comprarsi il petrolio dell’Iran. Il gruppo del primo ministro Erdogan denuncia un complotto internazionale contro la Turchia, mentre la fazione gulenista sostiene che Erdogan e i suoi alleati mentono per nascondere la loro corruzione. Una fazione molto più piccola dei media riferisce che la corruzione del governo è stata denunciata dai gulenisti per motivazioni politiche e per un cambio di regime. I gulenisti vengono dipinti come, consapevolmente o inconsapevolmente, agenti statunitensi e israeliani, pedine degli interessi di Washington e Tel Aviv. Il ruolo dei gulenisti nel rivelare servizi di Halkbank con Teheran supporta tale idea, perché colpisce gli interessi di Erdogan e dell’Iran. Vi sono anche altri fattori che rendono credibile l’idea che i gulenisti siano legati a Stati Uniti ed Israele. Questi fattori sono: l’opposizione di Fethullah Gulen agli sforzi turchi per inviare la flottiglia di aiuti ai palestinesi della Striscia di Gaza nel 2010, il riconoscimento di Gulen d’Israele quale autorità di Gaza, in linea con la sua posizione pro-israeliana, Gulen e la sua oscura aggressiva opposizione a una soluzione pacifica nella Turchia-Kurdistan settentrionale o nel sud-est della Turchia. Indipendentemente dalla natura dei loro legami con Washington e Tel Aviv, i gulenisti perseguono ulteriori obiettivi statunitensi e israeliani con le loro pretese sul Kurdistan. È una coincidenza che le stesse persone che negli Stati Uniti e in Israele parlano di dividere Siria, Iraq, Libano e Iran, parlano anche di dividere la Turchia. L’opzione militare nella Turchia/Kurdistan settentrionale che i gulenisti desiderano, avrebbe effetti negativi sulla Turchia e i Paesi confinanti. Destabilizzerebbe la Turchia polarizzandone i cittadini curdi e ampliando la frattura etnica tra turchi e curdi, catalizzando i curdi di tutta la regione contro il loro governo e dividendo la Turchia, uno scenario favorevole a Stati Uniti e Israele.
Non ci s’inganni nel pensare che il movimento di Fethullah Gulen sia sano. È un’organizzazione ombra con molti soldi e beni nel mondo, e nessuno sa come tutto ciò sia stato acquisito. Potrebbe benissimo essere finanziata dalla CIA per aumentare la propria influenza nel Caucaso e in Asia centrale. Il movimento ebbe anche chiuse le scuole in altri luoghi. Il vecchio Gulen può anche non avere alcun controllo sull’organizzazione. Funzionari governativi turchi inoltre evitano di menzionarne il nome, usando costantemente un linguaggio criptico. Le purghe mostrano che vi è una reale paura di loro. Le indagini sulla corruzione avviate dai gulenisti non hanno nulla a che fare con la legge. Le indagini sono una ritorsione di Gulen nella lotta per il potere con il primo ministro Erdogan ed i suoi alleati. I gulenisti non hanno mai avuto problemi con la corruzione del governo precedente. Ne fecero parte e invariabilmente guardarono dall’altra parte durante gli scandali precedenti, come ad esempio lo scandalo di Deniz Feneri, che la stessa magistratura insabbiò. Non va dimenticato che Erdogan stesso ha permesso ai gulenisti d’accedere a posizioni importanti. Non aveva nessun problema finché erano soci. Né va dimenticato che il suo governo è anche intimamente legato a Stati Uniti e Israele, sia apertamente che clandestinamente.

Il Jinni dell’incertezza esce dalla bottiglia?
TURKEY-MIDEAST-JEWS-CONFLICT-POLITICSLa base dell’AKP si divide, essendovi crescenti mormorii sul primo ministro Erdogan. Vi sarebbero  tensioni tra lui e il presidente Abdullah Gul. Uno dei ministri dimessi, Erdogan Bayraktar, ha anche detto che Erdogan era pienamente consapevole di tutto ciò che accadeva chiedendogli provocatoriamente di dimettersi. Una rivolta nell’AKP contro Erdogan e i suoi luogotenenti potrebbe eventualmente erodere politicamente l’AKP. Le elezioni comunali turche di marzo 2014 attizzeranno tali fiamme. Forse come segnale del panico dell’AKP per le prossime elezioni comunali, i funzionari turchi hanno ordinato che le attività del Partito Repubblicano del Popolo (CHP), principale oppositore ad Istanbul, siano confiscate per un prestito inesigibile del 1998. La mossa sarebbe un modo per assicurare che l’AKP d’Istanbul resti al governo. Probabilmente vi sono ancora dei gulenisti nell’AKP che probabilmente mostreranno il loro vero volto con il tempo, forse quando scoppierà una rivolta nell’AKP contro Erdogan e i suoi alleati. La Turchia è stata danneggiata in diversi modi. La lira turca è caduta e la speculazione colpisce l’economia, per non parlare dei vertici del Tesoro degli Stati Uniti, responsabili delle sanzioni USA contro l’Iran, giunti  in Turchia per discutere della Halkbank. La magistratura turca ora è al centro della lotta nel governo. Mentre l’AKP sostiene di voler rimuovere elementi sovversivi, i suoi critici sostengono che cancella l’indipendenza del potere giudiziario subordinando ufficialmente i giudici al governo. I vertici militari turchi fanno coraggiose dichiarazioni nell’arena politica, chiedendo nuovi processi per i militari condannati. C’è il timore legittimo nell’intellighenzia turca del ritorno della tutela militare. La domanda che nasce da tutto ciò è se lo scontro tra Erdogan e i gulenisti sia volto ad impedire alla Turchia, danneggiata o meno, d’avere una politica estera indipendente che permetta ad Ankara di orientarsi verso Iran e Russia.

Articolo originariamente pubblicato da Russia Today, il 10 febbraio 2014.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 24/02/2014 – Decine di manifestanti sono stati arrestati a Istanbul nel corso delle manifestazioni antigovernative per l’entrata in vigore della controversa normativa restrittiva su InternetDecine di manifestanti turchi sono stati arrestati a Istanbulnel corso delle proteste antigovernative per l’entrata in vigore della controversanormativa restrittiva su Internet.

 

 

La legge, ribattezzata come «liberticida» dalle opposizioni, dall’Unione Europea e dalle maggiori organizzazione non governative internazionali, rafforza il controllo dell’esecutivo sul web, mettendo a rischio la libertà d’espressione. Le manifestazioni di protesta sono sfociate in disordini con le forze dell’ordine, che hanno utilizzato idranti e gas lacrimogeni per disperdere i contestatori.LE PROTESTE PER LA NORMATIVA ANTI-INTERNET IN TURCHIA – Come riporta il New York Times,  i social network sono stati una fonte d’irritazione per il governo negli ultimi mesi, utilizzati come veicolo di diffusione per le informazioni sui funzionari governativi accusati di corruzione. Allo stesso modo sono stati pubblicate decine di fotografie e filmati sulla repressione da parte della polizia delle proteste, attraverso l’utilizzo di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Gli scontri più accesi con le forze dell’ordine sono stati registrati nella via Istiklal,famosa passerella pedonale nel centro di Istanbul.

Il disegno di legge approvato in Parlamento la settimana scorsa – che istituisce un organismo di nomina governativa per la censura dei contenuti su Internet – è stato oggetti di forti contestazioni nelle ultime settimane e considerato come una nuova prova del potere autoritario del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, da circa un decennio al potere. Nonostante gli inviti ad esercitare il suo potere di veto, era stato il presidente turco Abdullah Gul a promulgare lo scorso 19 febbraio la nuova normativa. Gul aveva giustificato la sua decisione con l’intenzione dell’esecutivo retto da Erdogan di modificare le parti più controverse del testo. Se nella prima versione la legge restrittiva conferiva alla nuova Autorità governativa per le telecomunicazioni il potere di bloccare un sito in caso di violazione della privacy o per contenuti discriminatori e offensivi senza bisogno di consultare l’autorità giudiziaria,  l’esecutivo ha poi accettato di modificare questa parte, obbligando l’authority a consultare un magistrato entro 48 ore per ottenere la conferma del provvedimento. Un emendamento che non ha però soddisfatti i detrattori della normativa, considerata soltanto un tentativo per frenare la diffusione degli scandali sulla corruzione. Circa 80mila persone, dopo la promulgazione della legge, hanno protestato in modo simbolico contro il presidente turco cancellandosi dall’account twitter di Gul. Per poi tornare per le strade di Instanbul.

LEGGI ANCHE: Le vergognose foto della violenza contro i manifestanti turchi – Foto

LA LEGGE SUL CONTROLLO DEL WEB E LO SCANDALO CORRUZIONE – Il ministro degli Interni turco ha annunciato ieri la rimozione di un migliaio di ufficiali di polizia,dopo lo scandalo corruzione che aveva travolto i vertici dell’esecutivo. Avviata anche una rimozione di massa di poliziotti e pubblici ministeri, ritenuta però dall’opposizione come un tentativo di allontanare «gli stessi funzionari che stanno combattendo la corruzione». Sempre sabato scorso, intanto, il Parlamento ha iniziato a discutere anche un altro controverso disegno di legge: in caso di entrata in vigore, darebbe ai servizi segreti turchi nuovi poteri, compreso l’accesso illimitato a tutte le informazioni private.

RISCHIO CENSURA – Diverse sono state le campagne on line lanciate per informare i cittadini turchi sui rischi dell’entrata in vigore della normativa restrittiva sul web. Il quotidiano Radikal ha cancellato alcuni contenuti dal suo sito ogni quattro ore, per drammatizzare l’impatto potenziale del limite di quattro ore che la nuova legge impone per la rimozione di contenuti considerati impropri da parte della nuova autorità. Altri due portali web, Bianet.org e Sosyalmedya.com, hanno utilizzato dei banner neri come simbolo della censura in atto. Cagil Omerbas, che scrive per Bianet, ha invece pubblicato un manuale  per aggirare sul web le restrizioni, attraverso l’utilizzo di server proxy e reti private virtuali. Come ha spiegato il Nyt, si stima che più di 30mila siti web siano già stati bloccati in Turchia.

 

26 febbraio 2014 

I candidati larouchiani prendono di petto la siccità e la negligenza criminale di Obama

 

21 febbraio 2014 (MoviSol) – Michael Steger ha annunciato la scorsa settimana la sua candidatura alla nomina del Partito Democratico alle primarie per il Congresso in California. Coordinerà la sua campagna con quella di Kesha Rogers, candidata al Senato in Texas. Insieme, i due “LaRouche Democrats” hanno sottolineato l’urgenza di misure contro la siccità che sta colpendo gli stati dell’Ovest con gravi danni per l’agricoltura e la vita urbana, denunciando il cinico tentativo del Presidente Obama di sfruttare la catastrofe per imporre politiche anti-umane sotto il manto dell’ambientalismo.

Sia Steger che la Rogers conducono una campagna a favore del North American Water and Power Alliance (NAWAPA), un grande progetto infrastrutturale per l’energia e l’acqua che, se fosse stato attuato negli anni Sessanta quando fu proposto, avrebbe impedito la siccità attuale portando l’acqua dall’Alaska e dal Canada nord occidentale fino agli stati inariditi dell’America occidentale, aumentando del 20% la fornitura di acqua corrente agli Stati Uniti. Inoltre, avrebbe “modificato” il clima, inverdendo i deserti ed aumentando le precipitazioni.

In un’intervista, Steger descrive la situazione creatasi in California a causa della scarsità di precipitazioni, che alcuni esperti hanno descritto come la peggiore siccità da 500 anni. Quasi il 91% dello stato è in condizioni di “grave siccità” o peggio, e la carenza d’acqua ha portato a misure di emergenza. Un esempio: il Progetto Idrico Statale, che in passato forniva acqua a 25 milioni di persone ed irrigava quasi 1 milione di acri di terreno coltivato ad agricoltura intensiva, quest’anno fornirà lo ZERO per cento del proprio obbligo contrattuale. Questo significa che alcuni dei terreni agricoli più ricchi d’America, che producono oltre il 50% delle verdure a foglia verde consumate, quest’anno non pianteranno niente.

 

Sia in California che in Texas, colpito anch’esso da una “grave siccità” sono state ridotte le mandrie di bestiame, riducendo drasticamente la produzione di carne e prodotti caseari, e con la riduzione delle scorte i prezzi sono saliti alle stelle.

Di fronte a questa emergenza, il Presidente Obama ha offerto un misero aiuto di 300 milioni di dollari, annunciando invece un miliardo di dollari al “Climate Change Resilience Fund” per il 2015, un fondo che si limiterà a promuovere un mucchio di stupidaggini ambientaliste. Inoltre, durante la sua recente visita in California, ha insistito sull’uso dei prodotti agricoli, già scarsi, per la produzione di biocarburanti, e dell’acqua già scarsa per il fracking (fratturazione idraulica).

Sia la Rogers che Steger hanno citato la non risposta di Obama di fronte all’emergenza idrica come l’ennesimo esempio del suo totale disinteresse per il benessere del popolo americano.

Steger si candida contro Nancy Pelosi, capogruppo della minoranza democratica alla Camera dei Rappresentanti, originaria della California, da sempre sostenitrice di Obama e nota per i ricatti con cui ha costretto i democratici a votare a favore della legge Dodd Frank e della riforma sanitaria di Obama, due disegni di legge da cui traggono beneficio solo i cartelli finanziari delle assicurazioni e le grandi banche.

 

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Ai politici mascalzoni e canaglie della Unione Europea

 

Alla delinquente Angela Merkel e ai suoi elettori tedeschi

 

GIU’ LE MANI DAL POPOLO ITALIANO

 

NON ABBIAMO NIENTE DA IMPARARE DA VOI

 

SIAMO NOI CHE VI ABBIAMO FATTO NASCERE

 

 

Italiani ! siate orgogliosi della storia dell’ Italia

 

e

 

tenete sempre la testa alta davanti ai bastardi della Unione Europea

 

che ci vogliono i loro schiavi.

 

 

 

 

 

La Scienza , la Cultura , l’ Arte , la Musica , la Genialità del Popolo Italiano è il grandioso patrimonio di universale eccellenza che nessun Paese al mondo ha mai avuto . L’ Italia sede dell’impero romano e della Chiesa Cattolica , punto di incontro di numerose Civiltà , territorio di diffusione di svariati Movimenti Artistici , l’ Italia è dall’antichità il principale Centro Culturale dell’ Universo .

 

 

 

In Italia c’è la più alta presenza di patrimoni di eccellenza della intera Umanità : in Italia 3.609 musei , 479 siti archeologici, 5.000 beni culturali, 12.609 biblioteche, 46.025 beni architettonici vincolati, 65.431 chiese, 1.500 monasteri, 40.000 castelli assortiti , torri e fortezze, 30.000 dimore storiche , 4.000 giardini, 1.000 principali centri storici e non solo .

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Matteo hai 100 giorni per fare la rivoluzione pacifica , come hai solennemente annunciato nell’ultima Direzione del PD..’dobbiamo cambiare radicalmente…(2 volte hai detto )..radicalmente il sistema politico-economico-sociale italiano…’ Bene. Noi ti appoggiamo e non farti fermare dai banditi di FMI , BCE, BUNDESTAG , UE …prendi dai ricchi per dare ai poveri…poi faremo il resto.

 

Abbiamo un premier che, almeno per adesso, pare il ritratto della felicità. Chi conosce Matteo Renzi è abituato a vederlo scherzoso, divertente, pronto alla battuta. Ma in questi giorni ci appare ilare, diremmo addirittura sovreccitato, come mai prima.

Ieri ha riso, o sorriso, tutto il giorno. Anche quando aveva a fianco un Napolitano che sembrava l’incarnazione della solennità delle Istituzioni; anche quando Alfano – che non gli è simpatico, e al quale non è simpatico – gli ha giurato davanti; anche e perfino all’inizio del passaggio di consegne più gelido che si ricordi, quello con Letta a Palazzo Chigi.

L’uomo, sia detto senza offesa, è come si sa discretamente ambizioso. Sembra mosso da una sorta di insofferenza nel restare dov’è. Sulla rete circola l’apocrifo di un suo appunto nel quale, sotto il titolo «Cose da fare», si elencano sette passaggi successivi. I primi tre sono spuntati perché raggiunti: sindaco di Firenze; segretario Pd; presidente del Consiglio. Restano: vincere Sanremo; capocannoniere mondiali; Oscar miglior attore; Papa.
Ma l’ambizione è la molla che ha mosso ogni grande uomo e ogni grande impresa. Fa parte del carisma del leader, e indubbiamente Renzi è un leader carismatico. Se finora è arrivato dov’è arrivato, lo deve soprattutto a questo: al carisma. A Palazzo Chigi non entra perché eletto dal popolo, né perché abbia un curriculum da servitore dello Stato, e neppure per chissà quali protezioni. Semplicemente, vi entra trascinato dalla forza della sua personalità. Non si propone: si impone. È uno che riempie la scena. Ieri mattina, nel Salone delle feste al Quirinale, si faticava a trovare non diciamo un posto, ma anche un minino spazio vitale: «C’è il triplo delle telecamere dell’anno scorso quando ha giurato Letta», ha detto un teleoperatore, e chissà come mai.

Eppure avrebbe dovuto prevalere un senso di noia, o almeno di stanca ripetitività. Era il quinto giuramento davanti a Napolitano; il terzo nel giro di soli ventisette mesi, una frequenza che ci riporta ai tempi delle convergenze parallele e dei governi della non-sfiducia. Ma c’era Renzi: più brillante di Monti, più eccitante di Letta. In una parola, esplosivo. S’è detto che è il più giovane presidente del Consiglio della storia della Repubblica: ma anche Mussolini, che pure di esplosività se ne intendeva, quando arrivò a Palazzo Chigi era più vecchio di lui, di due mesi.

Renzi s’è imposto per la sua diversità da una classe politica che vuole mandare in soffitta per sempre. E anche ieri ha cercato di farla vedere, questa diversità. L’hanno finalmente costretto ad avere una scorta, ma lui è uscito dal suo normalissimo albergo come un normalissimo padre di famiglia, con la moglie Agnese che pare aver tutti i requisiti della perfetta first lady ombra (i grandi leader hanno sempre mogli che sanno stare nell’ombra) e i tre bambini. Ha scherzato con il macellaio che sta all’angolo, ha scambiato due battute con i passanti, poi è salito su una Alfa Romeo grigia fuori produzione con la moglie e la figlia più grande, mentre i due piccoli l’hanno seguito al Quirinale su un’altra auto guidata da Luca Lotti, l’amico di una vita, quello con i riccioli biondi.
Arrivato sul Colle, come detto è entrato nel palazzo del capo dello Stato come una forza della natura. Aveva, questa volta, l’abito giusto, quello scuro. Ha sbrigato la pratica del giuramento in quindici minuti, dalle 11,33 alle 11,48. Poi se n’è andato a palazzo Chigi, e solo lì lo abbiamo visto assumere un’espressione seria, quasi grave, mentre attraversava il cortile passando accanto al picchetto d’onore. Ma poco dopo, quando ha preso in mano la campanella, già era tornato quel tipico fiorentino che pare uscito da Amici miei, nonostante avesse accanto un Letta livido, al quale ha poi dato la mano senza degnarlo di uno sguardo, e senza esserne degnato.
Un uomo che arriva a Palazzo Chigi direttamente da Palazzo Vecchio, a 39 anni, senza essere mai stato in parlamento, e dopo quattordici mesi dalla sconfitta alle primarie contro Bersani, è il trionfo della volontà, la vittoria di chi vuole fortissimamente vuole. Avrà anche la forza per durare? Renzi è un uomo intelligente e scaltro. Sa che in questi primi mesi si gioca tutto. Lui non è come gli altri politici che possono permettersi di non mantenere le promesse: lui non ha detto che farà delle riforme, ha detto che farà una rivoluzione. E le rivoluzioni non si fanno a metà. Perfino uno come Di Pietro è riuscito a durare vent’anni: ma Renzi o funziona subito o non funzionerà mai.
Dicono che abbia scelto ministri di non grande personalità perché è un accentratore e gli garba comandare solitario. A Firenze, in un solo mandato da sindaco, è riuscito a cambiare tutti i suoi assessori. Un po’ dittatore? Forse siamo in uno di quei momenti in cui gli italiani uno un po’ dittatore sono anche disposti a digerirlo. E questa è una delle fortune di Renzi: ridotti come siamo, è difficile trovare qualcuno che, magari sotto sotto, non faccia il tifo per lui.

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